Cotognata

La cotognata è un dolce tipico della Sicilia orientale preparato con la polpa delle mele cotogne.

I nostri ingredienti sono quelli della ricetta classica: mele cotogne biologiche, limoni di Sicilia e zucchero. E la preparazione è la stessa seguita dalle nostre nonne: bolliamo le mele fino ad ammorbidirle e ne passiamo la polpa al setaccio. Poi la cuociamo con zucchero e succo di limone mescolando a mano con un mestolo di legno fino a quando l’impasto non raggiunge la giusta densità.

A questo punto lo versiamo e aspettiamo pazientemente che si asciughi. Solo dopo due giorni di attesa diventa quella gelatina pronta per essere servita.

La cotognata è un dolce ottimo da consumare da solo al cucchiaio ma che si presta anche a mille abbinamenti. A colazione spalmata sul pane o i biscotti. A pranzo e a cena può affiancare i bolliti misti o le carni bianche. E a fine pasto si può gustare con formaggi stagionati oppure freschi ma dal gusto intenso come i caprini.

Storia e curiosità sulla cotognata

Tutto nasce da quel frutto curioso che è la cotogna. A volte è chiamata mela o pera, ma non appartiene a nessuno di questi due mondi. Ha un aspetto dolce e succulento ma allo stato crudo è praticamente immangiabile. Cucinata non diventa nè marmellata nè confettura ma si trasforma in quella gelatina deliziosa dal sapore unico che in dialetto siciliano chiamiamo cutugnata.

In Sicilia le cotogne sono arrivate durante la dominazione spagnola degli Aragonesi, che oltre alle piante portarono anche la ricetta per trasformarle nel dulce de membrillo da cui è poi derivata la versione siciliana.

Un tempo la cotognata veniva offerta dai nonni ai bambini durante le celebrazioni per i defunti o portata in tavola in occasione del Natale. Il suo consumo si è poi diffuso su tutto l’arco dell’anno grazie alla possibilità di conservarla anche per lunghi periodi.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del Gattopardo, ne era molto goloso. Si racconta che suo cugino Lucio Piccolo, famoso poeta e musicologo, abbia dato un importante contributo a questo romanzo. Non solo per aver ospitato Tomasi di Lampedusa nella sua villa a Vina di capo d’Orlando ma anche per le generose porzioni di cotognata che gli serviva per aiutarlo a trovare l’ispirazione.

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